IL CARBONE DELLA BEFANA: TRADIZIONE, MITI E REALTÀ

La leggenda della Befana, nata da una fusione tra miti pagani e credenze cristiane, narra della dolce vecchina che, volando sulla scopa, nella notte del 6 gennaio porta dolci e caramelle ai bambini che nel corso dell’anno appena passato sono stati buoni e il carbone a quelli che invece sono stati più “cattivelli”.

Ma vi siete mai chiesti perché proprio il carbone?

Tutto sembra legato al camino; la Befana, come del resto Babbo Natale, dopo essere atterrata sui tetti delle case, scende tramite il camino per lasciare i doni e le calze (che in realtà erano sacchi di juta cuciti male) piene di dolciumi. Arrivata nelle case dei bimbi monelli, la tradizione vuole che questa figura, non avendo niente per loro, riempia le calze con quello che trova nel camino, ovvero i tizzoni di carbone (tra il IXX e il XX secolo quando nacque la leggenda i camini a carbone erano infatti molto diffusi).

Nella tradizione cristiana invece la leggenda ha origine da quella dei tre Re Magi i quali, lungo la strada per arrivare alla grotta del bambin Gesù, persero per un attimo il bagliore della stella cometa e chiesero quindi indicazioni a un’anziana signora. La donna, che fu invitata a unirsi al viaggio ma rifiutò, pentitasi preparò un sacco pieno di doni e si mise da sola in cerca della famosa grotta; non la trovò e da quella notte, secondo la leggenda, entra in ogni casa per lasciare un regalo sperando di trovare Gesù bambino.

Naturalmente il carbone che si usa mettere nella calza è quello dolce e commestibile ma è curioso notare che in un’antica storia inventata per i bambini questo minerale fosse già associato ad un simbolo negativo.

Il carbone: che cos’è e dove si usa?

Il carbone, come il petrolio, è un combustibile fossile composto principalmente da carbonio, altri minerali a base di zolfo e tracce di idrocarburi che viene estratto e utilizzato per la produzione di energia e in diversi processi industriali. Viste le grandi quantità di carbone che si possono trovare già pronte all’uso nel sottosuolo e a basso costo, questo combustibile è diventato indispensabile e ad oggi è il più utilizzato dopo il petrolio.

È ormai risaputo però che si tratta di un materiale altamente inquinante con emissioni nocive per la salute umana e per l’ambiente. Il problema risiede nella elevata quantità di gas serra e soprattutto CO2 che viene emessa dal carbone quando brucia (il 30% in più rispetto ai derivati del petrolio e il 70% in più del gas metano) e rilasciata nell’atmosfera. A oggi, le emissioni di CO2 derivanti da combustione superano i 30 miliardi di tonnellate metriche all’anno e, allo stato attuale, sono previste triplicare entro il 2100 a causa del maggior consumo energetico (soprattutto nei paesi in via di sviluppo, che attualmente contano per i tre quinti delle emissioni totali).

Quali sono gli effetti della CO2 nell’atmosfera e sull’uomo?

L’anidride carbonica, una volta libera nell’aria, va ad incrementare il famoso “effetto serra”, per colpa del quale il calore viene trattenuto al di sotto dell’atmosfera (come fanno i vetri di una serra che contiene specie vegetali) andando ad innalzare il livello del riscaldamento globale. Il surriscaldamento porta poi altri grossi sconvolgimenti climatici per il nostro pianeta come lo scioglimento dei ghiacciai ai poli terrestri e il conseguente innalzamento del livello dei mari.

La combustione del carbone è nociva anche per la salute dell’uomo: i residui che rimangono nell’aria quando il minerale viene bruciato (detti anche “particolato”) sono dannosi per i nostri organi vitali in modo più o meno grave a seconda del soggetto colpito e della durata di esposizione alle polveri sottili. L’esempio principale sono gli addetti all’estrazione del combustibile che contraggono malattie gravi come l’antracosi, una patologia polmonare che contribuisce a ridurre nettamente l’aspettativa di vita. Ma anche non lavorando a stretto contatto con il minerale, tutti respiriamo le polveri sottili e i metalli tossici presenti nell’aria ed è quindi necessario intervenire.

Come si può intervenire?

Fortunatamente negli ultimi anni il mondo sembra aver capito la gravità della situazione (si è stimato che di questo passo, senza nuovi vincoli, l’aumento atteso della temperatura sarebbe pari a 4 gradi Celsius entro la fine del secolo) e sta puntando sempre più a utilizzare energie rinnovabili e fonti alternative a quelle dei combustibili fossili (che naturalmente però sono molto meno economiche e reperibili).

Si discute sempre più sull’adozione a livello mondiale della carbon tax, ossia una tassa sui prodotti il cui consumo comporta l’emissione di anidride carbonica, per limitare l’utilizzo del carbone e di conseguenza le emissioni di gas serra. Tutti gli studi effettuati concludono che il livello attuale di tassazione sui prodotti inquinanti è estremamente basso e che non rispecchia in maniera adeguata il danno ambientale e sociale che questi beni comportano. Alcuni stati vi hanno aderito già da parecchi anni (la Finlandia fu la prima nel 1990) ma la strada è ancora lunga; l’ultima adesione alla carbon tax è quella della Germania che l’estate scorsa ha annunciato che dal 2021 i tedeschi pagheranno 25 euro per ogni tonnellata di CO2 emessa. Contenere e ridurre la CO2 è sicuramente una delle sfide più importanti degli anni a venire.

La leggenda della Befana può tornare utile per raccontare ai più piccoli che bisogna preservare il nostro bel pianeta evitando il consumo eccessivo delle risorse naturali: il carbone è stato utilizzato per centinaia d’anni ma è arrivato il momento di provare a farne a meno e ricordarlo solo il 6 di gennaio.